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lucisano domenico
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IL CARNEVALE DEL  FRANCHISING  Empty IL CARNEVALE DEL FRANCHISING

il Sab Mar 09, 2019 10:17 am
Con martedì grasso, il 5 marzo, è finito il Carnevale 2019, una festa amata tantissimo dai bimbi che hanno la possibilità di indossare i panni dei loro personaggi preferiti e sognare, dando libero sfogo alle loro infantili fantasie.

Ma, in verità, con martedì grasso finisce soltanto il carnevale dei bimbi, mentre, poi, ci sono altre manifestazioni simili, ma riservate agli  adulti, che durano tutto l’anno ed anche per anni e che si festeggiano a spese di poveri cristi e ingenui creduloni, non in cerca di fortuna, ma solo di una condizione di stabilità lavorativa, con proventi che gli consentano di mantenere la famiglia.

E quanto è strana tale lunga festività: pensate, in tantissimi usano lo stesso travestimento!

Si tratta, nella maggior parte dei casi di furbi con pochi scrupoli, arroganti e spocchiosi, famelici   e ingordi, insomma sfruttatori seriali che si travestono da “affilianti” (un termine che evoca ben altri sentimenti) per essere benaccetti alle loro  prede e dopo averle irretite con pianificate e sottili azioni di allettamento, attraverso una artefatta, quando non del tutto falsa, prospettazione del rapporto che li legherà e del tipo di lavoro che dovrà essere svolto, procedono speditamente verso il loro vero obiettivo, quello di aumentare il loro giro d’affari a costi del tutto  irrisori, attraverso  un progressivo depauperamento delle risorse degli affiliati che, nella maggior parte dei casi, si rendono conto dell’insano vincolo  che li imprigiona, quando esso è ormai irreversibile.

In Italia tale “pagliacciata”  viene definita affiliazione commerciale e si festeggia (per gli affilianti , beninteso) senza soluzione di continuità ed in tutti i settori economici, grazie ad una legge, la 129/2004, che si presta  ottimamente ad essere utilizzata, dai più, per asservire e sfruttare il prossimo attraverso una sorta di neo-caporalato commerciale il cui tratto fondamentale è il patto leonino che non assicura agli affiliati neanche le risorse minime per sopravvivere e si risolve poi, in definitiva, in uno, spesso e volentieri, consigliato o suggerito sfruttamento a cascata: l’affiliante all’affiliato e poi l’affiliato ai suoi dipendenti…
Ma, siccome neanche questo volgare stratagemma, è sufficiente a dare un equilibrio al conto economico, gli affiliati sono, ben presto, costretti, dopo avere dilapidato le proprie risorse,  a legare la loro sopravvivenza al credito bancario, quando non all’usura, al mancato rispetto delle regole e delle scadenze fiscali, il tutto con l’unico vero obiettivo di ritardare, il più possibile, l’ineludibile epilogo a cui sono destinati inesorabilmente: il default!

E, per di più, tale  perverso gioco è altresì agevolato dalle norme contrattuali, oculatamente inserite dall’affiliante in contratto e che (guarda caso) sono del tutto penalizzanti per l’affiliato, che riguardano il suo eventuale recesso. E ci riferiamo, ovviamente, ai tempi di preavviso, al congelamento dei fidi commerciali e quindi al conseguente pagamento per contanti delle forniture di prodotti (neanche garantite) ecc.

In altri termini , la condanna al pagamento di un riscatto per fare riacquistare la libertà all’ostaggio, perché tale l’affiliato diventa nella amorevole rete dell’affiliante.          

Una vergogna!

Pensate, in Italia il settore del franchising muove complessivamente un giro d’affari di circa 25mld di €uro!!! Per chi avesse più dimestichezza con le cifre espresse attraverso il vecchio conio, una enormità del valore di circa 50.000 miliardi di lire!!
Altri dati salienti:
- circa 950 insegne;
- circa 52.000 punti vendita;
- circa 200.000 addetti compresi i titolari.
Altro dato notevole, nel 65% dei casi i franchisee hanno un’età che varia da 36 a 45 anni, vale a dire che si tratta di gente che, alla fine delle loro inutili  peripezie per trovare un’occupazione, riescono a convincere i loro congiunti ad investire i risparmi di una vita per garantirgli un futuro.

E nel rapporto di Assofranchising, che è ovviamente l’organizzazione che raggruppa, guarda caso, i franchisor (manco a dirlo) si dice  tra l’altro…”Il rischio è minore rispetto a chi parte da zero, grazie alla tutela del franchisor, che mette a disposizione marchio, esperienza e assistenza”

Bando alle chiacchiere in libertà: noi vi diciamo che, nella maggior parte dei casi, tutte queste sono vere e proprie fandonie che non trovano alcun riscontro nella realtà.
L’affare, quello vero, è solo e sempre, esclusivamente, dei franchisor e, ovviamente, siamo ben disponibili ad ospitare, in questo forum, qualche responsabile di tale associazione che voglia sostenere il contrario.

Già Rai3 Report nella sua inchiesta (Davide contro Golia) del 3 dicembre 2018, poi replicata il 16 febbraio 2019 (con un totale complessivo di 3.273.000 spettatori) ha aperto gli occhi a tanti sulla vera natura di tale tipo di rapporto in Italia e su quale è la vera situazione degli affiliati solo dopo qualche anno di affiliazione.

Noi vogliamo tentare di fare di più: spiegarvi i meccanismi più diffusamente utilizzati nelle organizzazioni di franchising di questo Paese per turlupinare il prossimo.

E, pertanto, nelle puntate successive, a beneficio non soltanto degli affiliati Tim, ma anche di altri, appartenenti a reti di franchising, non necessariamente nel campo delle comunicazioni, vi sveleremo i trucchi maggiormente utilizzati dai franchisor nel perseguire senza scrupoli i propri interessi e quali sono, invece, le regole esistenti in altri paesi dove il franchising è una cosa seria!

A presto!    
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